Disturbi sessuali e circolo vizioso: quando il problema non è solo il sintomo
Ansia, evitamento, silenzi e distanza emotiva. Come una difficoltà sessuale può trasformarsi in un problema individuale e di coppia.
Quando la sessualità smette di essere spontanea
Molte persone arrivano a un colloquio clinico parlando di un sintomo sessuale: un’erezione che non arriva o non si mantiene, un’eiaculazione troppo rapida, un desiderio che si è spento, una difficoltà a lasciarsi andare.
Spesso il racconto inizia così:“È successo una volta… poi ho iniziato a pensarci.”
Da quel momento, qualcosa cambia.
La sessualità smette di essere uno spazio di incontro e diventa un luogo di osservazione, controllo, attesa.
Il primo episodio e la nascita del circolo vizioso
Nella maggior parte dei disturbi sessuali, il primo episodio non è il vero problema.
Può essere legato a stanchezza, stress, un periodo difficile, una tensione nella relazione.
Il problema nasce dopo, quando l’esperienza viene letta come segnale di allarme:
“E se succedesse di nuovo?”
“E se fosse un problema serio?”
“E se deludessi l’altra persona?”
Da qui si attiva il circolo vizioso.
Dal punto di vista individuale: ansia, controllo, fallimento
La persona inizia a:
anticipare mentalmente l’insuccesso;
monitorare costantemente le sensazioni corporee;
cercare segnali di “funzionamento” o di blocco;
forzare il corpo a rispondere.
Il corpo, sotto osservazione e pressione, reagisce con ulteriore chiusura.
L’ansia prende il posto del desiderio. Il controllo prende il posto dell’eccitazione.
Ogni nuova esperienza diventa una prova da superare. E ogni “fallimento” conferma la paura.
Evitamento e perdita di fiducia nel corpo
Con il tempo, molte persone iniziano a evitare:
l’intimità;
il contatto sessuale;
le situazioni che potrebbero portare al rapporto.
Non per mancanza di desiderio, ma per paura di rivivere l’ansia.
Questo genera un vissuto profondo di:
frustrazione;
vergogna;
senso di inadeguatezza;
perdita di fiducia nel proprio corpo.
Il disturbo sessuale nella coppia
Quando la difficoltà sessuale entra nella relazione, raramente resta confinata al corpo.
Nella coppia possono emergere:
silenzi per evitare il problema;
incomprensioni (“non mi desidera più”);
vissuti di rifiuto;
senso di colpa da entrambe le parti.
Il partner può sentirsi escluso, non desiderato, confuso. Chi vive il sintomo può sentirsi sotto pressione, osservato, in difetto.
La sessualità diventa un terreno fragile, carico di aspettative e paura.
Quando il sintomo diventa il centro della relazione
Col tempo, tutto sembra ruotare attorno al problema sessuale:
quando provarci;
come provarci;
se evitare del tutto.
La coppia rischia di smettere di parlarsi davvero, concentrandosi solo sul “funzionamento”.
Ma il sintomo sessuale è spesso l’espressione di un equilibrio più ampio, che riguarda:
il modo di stare in relazione;
la gestione dell’ansia;
il rapporto con il corpo;
la comunicazione emotiva.
Una lettura clinica: il sintomo come segnale, non come colpa
Nel mio lavoro clinico, il disturbo sessuale non viene letto come un malfunzionamento da correggere rapidamente.
È piuttosto un segnale, un linguaggio del corpo che chiede di essere ascoltato.
Il sintomo parla di:
pressione interna;
paura del giudizio;
difficoltà a lasciarsi andare;
cambiamenti nella relazione o nella fase di vita.
Ignorarlo o forzarlo spesso mantiene attivo il circolo vizioso.
Il lavoro nel colloquio clinico: interrompere il circolo
Nel colloquio clinico l’obiettivo è:
ridurre l’ansia anticipatoria;
restituire fiducia al corpo;
spostare l’attenzione dal controllo all’esperienza;
aiutare la coppia a parlare di ciò che accade, senza accuse né colpe.
Quando necessario, il lavoro individuale e quello di coppia si integrano, perché il sintomo non appartiene mai solo a una persona.
È possibile uscire dal circolo vizioso?
Sì.
Molte persone e coppie riescono a:
vivere la sessualità con meno pressione;
recuperare desiderio e spontaneità;
trasformare la difficoltà in un’occasione di maggiore intimità;
smettere di definire se stessi attraverso il sintomo.
Il cambiamento non è immediato, ma diventa possibile quando il problema viene compreso nel suo significato.
Quando chiedere un colloquio
Se la sessualità è diventata fonte di ansia, silenzio o distanza; se il sintomo si ripresenta nonostante i tentativi di “controllarlo”; se nella coppia è difficile parlarne senza ferirsi…
Un colloquio clinico può offrire uno spazio sicuro per comprendere cosa sta accadendo e come intervenire.
Ricevo a Verona e online, lavorando con persone e coppie che vivono difficoltà sessuali, ansia e crisi relazionali, in un’ottica rispettosa della storia e dell’esperienza di ciascuno.
FAQ – Disturbi sessuali
I disturbi sessuali sono sempre legati a cause fisiche?
No. Spesso entrano in gioco fattori emotivi, relazionali e ansiosi, anche in presenza di una buona salute fisica.
Perché il problema peggiora proprio quando cerco di controllarlo?
Perché il controllo aumenta l’attenzione sul sintomo e l’ansia, interferendo con le risposte spontanee del corpo.
È normale provare vergogna o senso di colpa?
Sì. Sono vissuti molto comuni, che però tendono a mantenere il silenzio e l’isolamento.
È meglio affrontare il problema da soli o in coppia?
Dipende dalla situazione. In molti casi è utile integrare momenti individuali e di coppia.
Un disturbo sessuale può risolversi senza parlarne?
Raramente. Il non detto spesso alimenta il circolo vizioso più del sintomo stesso.