La crescita personale non è diventare una versione migliore di sé

Viviamo in una società che ci invita continuamente a migliorarci. Ma cosa succede quando la ricerca della crescita personale diventa un altro modo per sentirsi inadeguati?

"Devo lavorare su me stesso."

È una frase che ascolto spesso. Arriva in studio accompagnata da buone intenzioni.

"Vorrei essere meno ansioso."

"Vorrei essere più sicuro."

"Vorrei imparare a gestire meglio le emozioni."

"Vorrei finalmente diventare la versione migliore di me."

Negli ultimi anni la crescita personale è diventata quasi un dovere.

Leggiamo libri, ascoltiamo podcast, seguiamo profili che ci spiegano come essere più produttivi, più consapevoli, più felici, più resilienti.

Come se ci fosse sempre qualcosa da aggiustare, come se la persona che siamo oggi non fosse mai abbastanza.

Quando la crescita personale diventa una nuova forma di perfezionismo

Prendersi cura di sé è importante. Diventa però un problema quando la crescita assume la forma di una continua rincorsa.

Ogni traguardo raggiunto sembra insufficiente e c'è sempre un'altra competenza da acquisire, un'altra fragilità da eliminare, un'altra versione di sé da raggiungere.

Così la crescita personale rischia di trasformarsi in una nuova prestazione. Non ci si ascolta più. Ci si valuta.

L'idea che ci sia qualcosa di sbagliato in noi

Molti percorsi di crescita partono da una domanda implicita "Come posso cambiare quello che non va?"

È una domanda comprensibile ma porta con sé un presupposto: che ci sia una parte di noi da correggere prima di poter stare bene.

Nel tempo questo modo di guardarsi può diventare molto faticoso.

Ogni emozione difficile viene vissuta come un ostacolo, ogni fragilità come un fallimento, ogni crisi come un passo indietro.

Dal punto di vista fenomenologico, crescere significa un'altra cosa

Nel mio modo di lavorare, la crescita personale non coincide con il diventare qualcuno di diverso.

Coincide piuttosto con la possibilità di comprendere come siamo diventati ciò che siamo: le nostre paure, le nostre modalità relazionali, i nostri sintomi, le nostre difese.

Non sono errori da cancellare, ma sono modi attraverso cui, in un determinato momento della nostra storia, abbiamo trovato un equilibrio.

Per questo non si tratta di combatterli, si tratta di comprenderli.

La trasformazione nasce dal significato, non dalla forza di volontà

Molte persone pensano di non cambiare perché manca loro la determinazione ma spesso non è così.

È difficile lasciare andare qualcosa di cui non abbiamo ancora compreso la funzione: un sintomo, una paura, un modo di stare nelle relazioni.

Prima di essere un limite, sono stati un tentativo di adattamento.

Quando questo significato emerge, il cambiamento non viene imposto. Accade.

Non diventare qualcuno. Tornare a sentirsi sé stessi.

Una delle esperienze più belle che osservo nei colloqui clinici è quando una persona smette di chiedersi: "Come posso migliorarmi?"

E inizia invece a domandarsi: "Di cosa ho bisogno?"

È un cambiamento sottile, ma cambia completamente la direzione del percorso perché la crescita non consiste nell'aggiungere continuamente qualcosa.

Molto spesso consiste nel togliere aspettative, personaggi, modi di essere costruiti per ottenere approvazione e tutto ciò che rende difficile abitare la propria esperienza.

La crescita personale è imparare ad abitarsi

Forse crescere non significa diventare più forti. Forse significa diventare più autentici, riuscire a stare anche nelle emozioni scomode, accettare di non avere sempre il controllo, smettere di vivere inseguendo un'immagine ideale di sé.

Per iniziare ad abitare la persona che, lentamente, sta emergendo.

La crescita personale non è una corsa verso una versione perfetta di sé. È un processo di conoscenza, di riconoscimento, di trasformazione.

Non nasce dal rifiuto di ciò che siamo, nasce dalla possibilità di guardare la nostra esperienza con maggiore comprensione e meno giudizio.

Come psicologo a Verona e provincia accompagno persone che desiderano comprendere il proprio modo di stare nel mondo, affrontare momenti di cambiamento e costruire un rapporto più autentico con sé stesse. Nel colloquio clinico la crescita personale non è un obiettivo da raggiungere, ma un percorso di scoperta del proprio modo unico di essere.

FAQ – Crescita personale e colloquio clinico

La crescita personale significa cambiare carattere?

No. Significa comprendere il proprio modo di funzionare e sviluppare una maggiore libertà nel vivere emozioni, relazioni e scelte.

Bisogna stare male per iniziare un colloquio clinico?

Assolutamente no. Molte persone iniziano un percorso non perché abbiano un disturbo, ma perché sentono il bisogno di conoscersi meglio o attraversano un momento di cambiamento.

Nel colloquio clinico si ricevono consigli su come vivere?

Il colloquio non offre ricette o soluzioni preconfezionate. È uno spazio in cui comprendere il significato della propria esperienza e costruire un modo più autentico di stare nel mondo.

La crescita personale può aiutare anche nelle relazioni?

Sì. Conoscere meglio se stessi modifica inevitabilmente anche il modo di entrare in relazione con gli altri, di comunicare e di affrontare i conflitti.

Quando può essere utile rivolgersi a uno psicologo a Verona e provincia?

Quando senti di essere fermo, confuso o distante da te stesso, oppure quando desideri comprendere più a fondo il tuo modo di vivere le relazioni, le emozioni e le scelte.

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